Le bellezze artistiche di Amalfi

Entrando in Amalfi si viene accolti dalla torre di S. Francesco, detta "tumulo" e dal Convento dei Padri Minori.
Conventuali, attualmente trasformato in albergo, la cui fondazione è tradizionalmente attribuita a S. Francesco.
Dopo la soppressione del Convento nel 1807 è rimasto intatto il solo chiostro che presenta un susseguirsi di archi a sesto acuto. Una cornice molto semplice corona il chiostro: tra essa e gli archi si allineano, alternativamente, oculi e finestrelle.
Annessa al chiostro è la chiesa di S. Antonio, ad un'unica navata con un altare marmoreo e urne cinerarie nella sagrestia. Nella cripta si ammirano interessanti affreschi duecenteschi. Vi riposano le spoglie del venerabile Padre Domenico Girardelli da Muro che fu maestro del beato Bonaventura di Potenza, le cui spoglie sono conservate nella chiesa di S. Francesco in Ravello.
In alto, a mezza costa della montagna, sorge l'ex monastero delle Benedettine, dedicato a S. Lorenzo del piano e fondato dal doge Mansone III nel 980 per "le donne nubili e virtuose" della città. Nel 1840 fu trasformato in cimitero. E' costituito da due lunghi corridoi paralleli tra loro e da ciò che rimane dell'antica chiesa. E' qui che riposano le spoglie dello storico amalfitano Matteo Camera.
Prospiciente la strada ed il porto é l'antico monastero delle suore benedettine, attualmente sede del Municipio. Nel salone è il museo dove è conservato il testo dell'Ordinamento Marittimo della città di Amalfi, la famosa "Tabula Civitatis Malphae". Le tavole, meraviglioso esempio di antiveggenza giuridica, prevedono e statuiscono tutto quanto interessa la navigazione: il prezzo del nolo, gli obblighi del capitano e dei marinai, l'indennizzo delle assicurazioni dei cambi marittimi, le compartecipazioni agli utili, etc. Non mancano alcuni principii di previdenza sociale, come il luogo in cui si stabilisce l'obbligo della società di far curare il marinaio o socio ammalato o ferito. Sulle pareti si ammirano i cartoni di Domenico Morelli, relativi alla facciata del Duomo che furono riprodotti in mosaico dalla Casa Salviati di Firenze.
Lateralmente è la chiesa della Madonna di Pompei. Costruita nel '700, si distacca dal campanile che richiama archetipi romanici. Il portale decorato con stucchi tardo barocco introduce nell'interno ad un'unica navata, con volte a botte, decorata con stucchi. Interessante il pavimento in piastrelle maiolicate settecentesche.
Sul mare si apre piazza Flavio Gioia, con il monumento all'inventore della bussola. A destra sulla via Matteo Camera, si scorgono i resti dell'arsenale costituiti da due corsie divise da dieci pilastri e coperte da volte a crociera di sesto acuto. La distruzione operata dal maremoto del 1343 appare qui evidente: sembra incredibile che in questo pur vasto ambiente si potessero costruire le gigantesche galere a 116 remi, le più grandi del X -XI secolo; in realtà quello che vediamo è meno della metà dell'antico Arsenale, il resto fu demolito dalle mareggiate del 1343.
Oltresi apre la piazza del Duomo, adorna della barocca fontana di S.Andrea o del Popolo che, costruita nel 1760, getta i suoi zampilli da quattro sirene. La piazza è dominata dal Duomo.
La Cattedrale è costituita da due basiliche: la minore dedicata prima all'Assunta poi al Crocefisso, risalente al VI secolo, presenta una sola navata con volta a botte in quanto la navata sinistra è stata inclusa nel chiostro del Paradiso e la navata di destra è stata ridotta a semplice deposito; della basilica maggiore, dedicata a S. Andrea, che ha transetto e cripta, se ne ha notizia già nell'839, allorché il sacro luogo venne profanato dalle truppe del principe longobardo di Salerno Sicardo.
Il Duomo come si è detto è intitolato a S.Andrea del quale si comemora un miracolo: era il 27 giugno del 1544 quando apparvero all'orizzonte le navi di Kaie-ad-din, noto come il "flagello dei mari"; gli amalfitani atterriti, si raccolsero in preghiera invocando la protezione del loro patrono.
Ad un tratto sull'intera costiera si abbatté una violenta burrasca e le navi corsare furono costrette a riprendere il mare.
Gli amalfitani consacrarono il 27 giugno giorno festivo, durante il quale il vescovo, al calar della sera, preleva l'ampolla di vetro dove si raccoglie la Manna. Presso la famiglia Proto, al rione Capo Croce, è conservato il bordo di un'antica galea, raccolto dopo la tempesta, su cui sono scolpiti putti, fauni e draghi. L'episodio miracoloso è ricordato anche in una tela del pittore amalfitano Ottavio Eliani ed è posta sull'altare maggiore. La Cattedrale fu costruita nel IX secolo, venne ampliata nel 990 quando il doge Mansone III, ottenne da papa Giovanni XVla promozione di questa chiesa episcopale a dignità metropolita. Venne ricostruita nel 1203, rimaneggiata negli anni 1526, 1556 e 1691 e nuovamente ricostruita nel 1701-1731 ad opera dell'arcivescovo Michele Bologna, nonostante l'opposizione degli amalfitani ed il ricorso che inutilmente il Municipio di Amalfi presentò al Papa. Il rifacimento ridimensionò notevolmente la bellezza della chiesa, tanto da far dire al Catelfranco che "... nulla potè salvare l'antica chiesa, chè l'arcivescovo Bologna possedeva evidentemente le tre doti, la cui sindrome fa il tipico nemico dei monumenti, e cioè cattivo gusto, danaro e attività ".
Dopo il crollo della facciata il 24 dicembre del 1861, l'atrio, e la facciata stessa venne rifatto da Enrico Alvino, con la collaborazione di Domenico Morelli, nel mosaico raffigurante Cristo in trono tra i simboli degli Evangelisti e le podestà terrene. Il disegno è del 1875 in uno stile riecheggiante l'architettura normanna campana e definita un "grosso falso artistico", anche se esteticamente il fuggevole visitatore ne resta estasiato. A sinistra della facciata è il campanile realizzato in un'epoca a cavallo tra il XII ed il XIII secolo. Esso venne restaurato nel 1768 e ripristinato, eliminando la veste barocca che lo ricopriva, nel 1934. Certamente della fine del XII secolo sono la zona basamentale e i due ordini successivi di cui il primo con bifore decorate da tufo giallo ed il secondo di trifore decorate da tufo grigio scuro. La cella campanaria, presenta un corpo centrale cilindrico al quale sono addossate agli angoli del quadrato di base quattro piccole torri coperte da un tetto con tegole gialle e nere e presentanti ognuna tre monofore. Meravigliosi sono gli archi intrecciati sorretti da colonne e i motivi stellari e floreali. Quindi un'imponente scala di 57 gradini da accesso all'atrio coperto e sorretto da 26 colonne chiuse nei pilastri. Alla parete destra è addossato il busto del cardinale Pietro Capuano, nella lunetta del portale mediano vi è l'Assunta di Domenico Morelli e Paolo Vietri.
I quattro affreschi laterali rappresentanti S. Andrea e la pesca miracolosa sono opera di Paolo Vietri. Di notevole valore è la porta di bronzo a sbalzi d'argento fusa a Costantinopoli nel 1066 da Simone di Siria a spese dell'amalfitano Pantaleone di Mauro Comite. E' divisa in 24 riquadri con quattro figure: Cristo, la Madonna, S. Andrea e S. Pietro. L'interno in stile tardo-barocco è a croce latina a tre navate divise da 20 pilastri racchiudenti colonne.
Il soffitto, a cassettoni in oro, presenta quattro grandi tele di Andrea d'Aste, rappresentanti la flagellazione di S.Andrea, il miracolo della Manna, la sua crociffissione e il Santo innalzato sulla croce. Dello stesso artista è la tela raffigurante la crocifissione di S. Andrea posta sull'altare maggiore, ai cui lati vi sono due amboni decorati di mosaici della fine del XII secolo. Nella prima cappella a sinistra è un'antica vasca battesimale di porfido rosso proveniente da Paestum; in fondo alla navata destra è il quattrocentesco sepolcro del vescovo Andrea d'Acunto; il presbiterio presenta un arco sostenuto da due grandi colonne monolitiche con capitelli. Dalla navata sinistra una scala conduce alla cripta. Sulle pareti della scala vi è la quattrocentesca tavola raffigurante la Madonna col Bambino ed i SS. Giovanni e Andrea e la cinquecentesca Pietà. La cripta si presenta divisa in due navate, divise da sei pilastri con volta a crociera.
L'altare presenta la statua bronzea di Sant'Andrea, dono di Filippo III di Spagna e le statue marmoree di San Lorenzo e Santo Stefano di Pietro Bernini. Sotto l'altare sono custodite le reliquie del Santo patrono, trasportate nel 1208 dal cardinale Pietro Capuano, reduce dalla Terra Santa. Le veneratissime ossa del Santo, racchiuse tra meravigliose lastre istoriate, emanano una sostanza straordinaria, la "Manna".
Fu un vecchio pellegrino reduce dalla Terra Santa ad accorgersi del fatto soprannaturale il 24 novembre 1304; da allora le reliquie furono sistemate in modo che la manna potesse venir raccolta, mediante un canaletto, in occasione delle sue frequenti e miracolose emanazioni. Se ne intridono batuffoli ed oggetti contesi dai fedeli per il loro potere taumaturgico.
Dal Duomo si accede alla chiesa del crocefisso che presenta tracce di affreschi trecenteschi, nel chiostro del Paradiso. Adibito inizialmente a cimitero ha forma quasi quadrata . Conserva mosaici, fregi dell'XI e XII secolo, due sarcofagi romani con bassorilievi raffiguranti le nozze di Peleo e Teti ed il ratto di Proserpina, un sarcofago del decurione Ottavio Rufo, una statua trecentesca raffigurante la Giustizia, sarcofagi trecenteschi con la madonna col Bammbino e gli Apostoli, un bassorilievo quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino e i SS: Andrea e Battista.
Alle spalle del Duomo è la chiesa di S. Maria Maggiore, risalente al X secolo. Originariamente era a tre navate con absidi divise da colonne, ma le alterazioni apportate in periodo barocco e successivamente hanno fatto scomparire le strutture originarie.
Ad occidente della città, in alto, nel luogo detto Falconcello,c'è il monastero benedettino di S. Pietro a Tuczolo risalente agli inizi del X secolo, nel 1212 fu ampiato e ceduto ai Cistercensi di Fossanova, ai quali successero i Cappuccini. Soppresso nel 1815 venne trasformato in albergo. La piccola chiesa, ad un'unica navata con cappelle laterali adorne di quadri, venne restaurata completamente in periodo barocco. Il complesso, danneggiato da alluvioni e frane presenta un bel chiostro ben conservato.
Della fine de XIII secolo è il chiostro del monastero di Santo Spirito, attualmente non più esistente. La chiesa, abbattuta nel 1939, fu sede della congrega dei Cartari di Amalfi.
Da ricordare ancora la piccola chiesa di S. Maria Addolorata, situata in un piccolo vicolo, la chiesa dei SS. Filippo e Giacomo in località San Fago e la chiesa dei SS. Quaranta Martiri in piazza Ferrari; costruita dal duca Mansone nel 980, aveva le navate divise da colonne ed era preceduta da un pronao. Attualmente è sede di un deposito e delle sue originarie strutture si osserva malinconicamente solo una colonna scanalata.


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