Il centro storico

Il Centro Storico rappresenta la parte più antica della città, costituito da palazzi e chiese che ne testimoniano lo splendore e la floridezza economica, sociale e culturale dei secoli passati.
Si possono segnalare due esempi particolarmente significativi, il quartiere dei Barbuti e le Formelle. Il quartiere dei Barbuti costituisce il nucleo centrale della parte antica della città, il cui nome deriva probabilmente dai Longobardi (uomini dalla lunga barba) che l'abitarono. I quartiere è delimitato a nord da via Tasso, a sud da via Roma, ad ovest da via dei Canali. Il largo Barbuti nel '200 era la piazza più importante, con botteghe e mercato. Dal largo o corte, per la vicina porta di mare si usciva alla spiaggia. Ad oriente della piazza cominciava la Drapparia, odierna via dei Mercanti: già nel XIII secolo in Salerno parecchie strade, rioni e chiese presero il nome delle arti e dei mestieri che nell'ambito di esse si esercitavano. Infatti nella drapparia confluivano i negozianti di damaschi e velluti. Nel medioevo la corte comprendeva anche la Giudaica o Giudecca in cui vivevano gli Ebrei, e si trovava in quella parte della città che è ora compresa tra la chiesa di Santa Lucia e Portanova. La zona era in gran parte proprietà della chiesa di Santa Maria Dè Domno. La Giudaica esisteva già nel 991.
Il centro del rione si articola intorno a via Adelberga, cui si accede scendendo la via dei Canali, attraverso il largo San Pietro a Corte, uno spazio che conserva ancora aspetto medioevale. Tra via Adelberga e via Santa Maria dei Barbuti vi è il palazzo noto sotto il nome di Fruscione, dal nome dei proprietari. Costruito molto probablmente verso la metà del XIII secolo, venne definito erroneamente prima, un avanzo della residenza salernitana di Arechi II e poi palazzo dei principi normanni. Il palazzo Fruscione ha la facciata principale che dà in via Santa Maria dei Barbuti, sulla quale prospettano tre aperture, parzialmente interrate. Il portale centrale presenta un arco a tutto sesto sagomato da conci (pietre squadrate) lavorati secondo due direzioni, in modo da costituire all'interno un intreccio di tre archi acuti. Su via Adelberga vi sono agli spigoli due colonne angolari; è questo un elenco che sovente si rinviene agli angoli del centro antico di Salerno. Sulle annerite mura sotto l'arco che cavalca lo scuro antro del vicolo Pescheria , vi sono frammenti di mura longobarde che certamente sono resti della vecchia corte di Arechi, annessa al vicino palazzo di Arechi vi era l'importante cappella di San Pietro a Corte che godeva di giurisdizione autonoma. Secondo alcuni documenti dei secoli XV e XVI e forse anche in epoche più remote, la chiesa fu il luogo dove spesso si svolgeva la funzione per il conferimento delle lauree mediche della Scuola Salernitana.
Talvolta la chiesa servì per il governo amministrativo della città. Da documenti del XVI secolo risulta infatti che vi furono costruiti appositi banchi di legno da Tribunale, affinché i sindaci e gli altri eletti dei nobili e del popolo potessero riunirsi ed ivi tenere il parlamento. Il 17 novembre del 1842 cessa la posizione di privilegio di San Pietro, che viene così ad entrare sotto la piena giurisdizione dell'arcivscovo di Salerno. Nel 1867 la chiesa fu privata di ogni giurisdizione e patrimonio. Infine nel 1938 fu ceduta alla confraternita di Santo Stefano. Il campanile che fiancheggia il lato sinistro della chiesa fu fatto costruire nel 920 da Guaimario II. Sopra il largo San Pietro a Corte, in via Canali, vi è la chiesa dell'Annunziatella con annesso il Conservaorio "Ave Gratia Plena Minore", il cui cortile presenta un pregevole loggiato catalano, lo stesso che si trova nel palazzo Morese sito in via Duomo al largo Cassavecchia, del XV secolo. Delle costruzioni civili cinquecentesche non resta più nulla, è espressione di raffinatezza, invece, il palazzo De Ruggiero di fronte al Duomo. In via Botteghelle, inoltre, ha sede il palazzo d' Avossa , edificio del tardo '600, caraterizzato da un ampio scalone sulle cui pareti vi erano raffigurate scene della Gerusalemme Liberata, oggi completamente perdute. Salendo lungo il vicolo Guaimario IV si trovava la parrocchia di Santa Maria dei Barbuti, le cui prime notizie risalgono al 1495; in seguito al decreto arcivescovile del 21 settembre 1931 il territorio con i fedeli fu annesso alla parrocchia di S. Andrea, mentre il beneficio e il totolo passarono alla chiesa della Sacra Famiglia in Fratte. Nei pressi, vi era già, dal XI secolo, un Ospedale dei Pellegrini.
Il rione Fornelle sorse all'inizio del IX secolo d.C. L'origine del quartiere trae spunto dalla presenza di forni per la cottura delle ceramiche che gli antichi abitanti, provenienti in gran parte dalla vicina cittadina di Vietri sul Mare, avevano impiantato.
Un'altra denominazione ancora più antica, le attribuisce il nome di "Locus veterensium", riferendosi ad alcune famiglie amalfitane che il principe Guaiferio ospitò nella città per metterle al sicuro dai Saraceni. Comunque l'origine più attendibile del rione "Fornelle" è data dalla presenza, nella zona, di sorgenti minerali con relative canalizzazioni. In quella epoca il termine "formis" stava ad indicare proprio la parola acquedotto. Il quartiere è circoscritto a settentrione dalla via Tasso che è anche il confine dell'altro quartiere Plaium Montis; ad occidente dalla via Fusandola e dala via Spinosa, salendo fino all'arco di casa Avenia; a mezzogiorno dalla via Porta Catena fino alla Porta di Mare dove è ancora situata la torre di Guaiferio. Il limite del quartiere delle Fornelle è definito ad riente dalla discesa dei Gradodi della Lama e dalla strada di S. Andrea de Lavina chiusa a mezzogiorno dalla Porta Rateprandi. L'originalità medioevale delle Fornelle è costituita dalle viuzze molto strette e dalle case costruite a cortina che si aprono ad ampie terrazze nei cortili. L'antico quartiere delle Fornelle era limitato, ad occidente, dal torrente Fusandola (anticamente Busanola). Tutto il quartiere era caratterizzato da una vegetazione lussureggiante con magnifici orti e giardini; l'economia della zona, prevalentemente agricola e ittica, ebbe il suo sviluppo verso il secolo XI, con varie industrie e botteghe. L'ulteriore crescita del nucleo antico delle Fornelle va considerato anche con l'espandersi delle chiese.
Tra le più antiche ricordiamo quella di S. Andrea de Lavina, la cui costruzione risale all'866. La chiesa di San Giovanni in Busanola, già menzionata nel 1087, viene sempre ricordata come costruita fuori dalle mura della città. La facciata è divisa orizzontalmente da una cornice e presenta, nella zona inferiore, un portale in marmo nella cui porta in legno è posto il motivo in ferro del melograno con foglie, simbolo dell'ordine di San Giovanni di Dio, e in quella superiore una finestra decorata lateralmente da due riquadri in stucchi. Adiacente alla chiesa di San Giovanni si trova, fin dalla fine del XII secolo, il Convento Ospedale di San Giovanni di Dio che, successivamente, fu detto Ospedale Gerosolimitano e poi fu denominato Ospedale di San Biagio. Infine, pur restando col nome di "San Biagio", l'Ospedale fu custodito dall'Ordine dei Benefratelli di San Giovanni di Dio. Attualmente dell'ospedale Gerosolimitano, eretto da Matteo d'Aiello, non rimane quasi niente; l'alluvione che colpì Salerno nel 1954 ha ridotto i pochi resti a due pareti ,di cui una è decorata a tarsie. Di fronte all'Ospedale di San Biagio si trova anche la chiesa della SS.ma Annunziata, che rappresenta uno dei più belli esempi architettonici della città. L'origine di questo edificio sacro è incerta; viene menzionata per la prima volta in un documento del 1404 in cui si dichiara che alla chiesa vengono donati dei terreni circostanti dalla regina Margherita di Durazzo.
Esternamente la chiesa presenta una faccia marcapiano (striscia colorata o cornice che indica all'esterno di un edificio il limite tra un piano e l'altro) che divide in due settori la facciata, al cui vertice vi è un timpano (fondo triangolare tra le cornici del frontespizio), determinato da quattro lesene ( pilastro con funzioni portanti e decorative sporgente dal muro) in marmo. Una porta artisticamente lavorata in rame con disegni a rilievo, posto in un ovale di marmo, rappresenta l'Annunciazione della Vergine; lateralmente vi sono due nicchie in marmo senza statue. L'ambiente interno, a croce latina, fiancheggiato dalle Cappelle, presenta un'unica navata con apertura a botte ed abside nel fondo. La cupola poggia direttamente sugli archi di base. A destra della chiesa risulta il campanile, il più bell'esempio di architettura barocca salernitana di Ferdinando Sanfelice: è a tre ordini sovrapposti: dorico, ionico e corinzio. Nella zona del Largo Campo vi è ancora una pregevole costruzione: il palazzo Genovesi, iniziato verso il 1746, su progetto di Ferdinando Sanfelice.
Un altro edificio, meno importante, ma ugualmente interessante, è il palazzo Bottiglieri. In fondo alla Dogana Vecchia c'è la fontana del Campo, costruita certamente all'inizio del XVII secolo. Costituita da una vasca semicircolare posta tra gradini, le fanno da sfondo quattro lesine a bugne che sorreggono un frontone e racchiudono una nicchia occupata da una conca marmorea posta su una colonna. L'acqua zampilla dalla conca, dai mascheroni situati alla base delle lesene e da due delfini, rivolti verso l'orso della vasca, che vivacizzano scenograficamente il complesso e ne attuano la monumentalità. In via Giovanni da Procida vi è un interessante edificio che presenta sulla facciata e sul portale degli stucchi decorativi, indice di gusto rococò insolito nel salernitano. Il Largo del Campo, così denominato perchè era uno spazio piano di terra fino al mare, fu fino al termine del 1800, un luogo ove si svolgeva gran parte dell' attività commerciale cittadina, successivamente spostata in via Mercanti.


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