Catacomba di San Gennaro

Via Capodimonte

Scavate nella collina di Capodimonte, costituiscono il più grande e antico complesso cimiteriale cristiano di Napoli.
Si svilupparono da una tomba gentilizia di fine II - inizi III secolo d.C., ceduta alla comunità cristiana, con successivi ampliamenti fino a raggiungere (nel IV secolo) l'attuale conformazione a due livelli di gallerie sepolcrali.
Il complesso divenne cimitero ufficiale e centro religioso con le sepolture di Sant'Agrippino, vescovo e patrono di Napoli, e di San Gennaro, vescovo di Benevento decapitato a Pozzuoli nel 304 circa, traslato a Napoli nel V secolo d.C. Eletto San Gennaro, in virtù del suo martirio, patrono di Napoli al posto di Sant'Agrippino, queste catacombe divennero meta di pellegrini finchè, nell'831, le reliquie del Santo furono rubate e portate a Benevento.
Nelle catacombe di San Gennaro, uniche per grandiosità architettonica e per varietà tipologica dei sepolcri, si osservano affreschi e mosaici databili dal V al IX secolo, con rari esempi di inizio III secolo nella volta del vestibolo del piano superiore (Adamo ed Eva; tre fanciulle che erigono una torre).
Oltre ai consueti motivi catacombali (scene bibliche del Vecchio e Nuovo Testamento; soggetti del repertorio figurativo pagano, investiti di significati simbolici cristologici; motivi puramente decorativi, di cui alcuni d'ispirazione pompeiana), appaiono ritratti di defunti e di santi: ricordiamo un affresco di VI secolo, raffigurante San Gennaro tra il monte Somma e il Vesuvio, nella sua veste di patrono di Napoli.
Al piano superiore, nell'ambulacro minore, vi è la più antica raffigurazione di San Gennaro (V secolo), identificato da un'iscrizione; l'ambulacro massimo si apre al centro, tra due passaggi a tre archi con colonne ricavate nel tufo, in un'ampia sala (circa metri 50 x 12), unico esempio nell'architettura catacombale; si accede poi alla "Cripta dei Vescovi", con sepolture dei vescovi di Napoli dal V all'VIII secolo, effigiati in affresco o mosaico (tra i mosaici, di V secolo, famoso quello di Quodvultdeus, vescovo di Cartagine morto esule a Napoli nel 454).
Al piano inferiore si osservano, invece, nel vestibolo la vasca battesimale di VIII secolo, un'edicola absidata, la "Cripta di San Gennaro" di IX secolo; nella "Basilica di Sant'Agrippino" la cattedra episcopale scavata nel tufo e l'altare edificato sopra la tomba del Santo.



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